COSA FACCIAMO

AMBIENTE
Il progetto ambientale riguarda contemporaneamente vegetazione, suolo, acqua e materia, considerati come parti di un sistema e non come componenti separate. In questo quadro trovano applicazione le Nature-Based Solutions (NBS), che utilizzano o riproducono processi naturali per contribuire alla gestione delle acque meteoriche, alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici, all’incremento dei servizi ecosistemici e al miglioramento delle condizioni ambientali.

Casa Rossa, Gorizia – suolo permeabile, gestione delle acque, vegetazione e materiali lavorano insieme come un unico sistema ambientale.

Casa Rossa, Gorizia — Sviluppo della vegetazione nel tempo e incremento della capacità teorica di assorbimento della CO₂ nei primi trent’anni dall’impianto.

Alberi e vegetazione non sono elementi di completamento dello spazio aperto, ma strumenti attraverso cui modificarne le condizioni ambientali. Ombreggiamento, riduzione dell’effetto isola di calore, assorbimento della CO₂, evapotraspirazione, incremento della biodiversità e continuità ecologica sono aspetti che vengono considerati nella definizione del progetto.
La scelta delle specie parte dalle condizioni del luogo e dalle funzioni richieste alla vegetazione e considera caratteristiche del suolo, disponibilità d’acqua, esposizione, condizioni climatiche, dimensioni e sviluppo a maturità. La scelta tra specie autoctone e alloctone viene valutata in relazione al contesto e alle prestazioni richieste, privilegiando specie adatte al sito ed evitando quelle invasive. In ambito urbano vengono considerate anche le caratteristiche di sviluppo e stabilità delle piante, in relazione alle condizioni di impianto e alla sicurezza degli spazi frequentati.

Marina Nova, Monfalcone — Sezione del rain garden: raccolta superficiale delle acque meteoriche, infiltrazione negli strati drenanti e convogliamento attraverso la tubazione sottostante.

La gestione delle acque meteoriche viene affrontata insieme al progetto del suolo e delle reti. Interventi di de-impermeabilizzazione, superfici drenanti, rain garden e aree vegetate permettono di intercettare e trattenere temporaneamente le precipitazioni, rallentandone il deflusso e riducendo la quantità d’acqua immessa nelle reti fognarie esistenti, spesso già congestionate o prive di reti meteoriche dedicate.
Questi dispositivi entrano direttamente nel disegno di suolo, mentre una parte consistente del sistema si sviluppa al di sotto: reti separate, strati e volumi drenanti, vasche di laminazione e accumulo e sistemi di pompaggio vengono dimensionati in relazione alle caratteristiche del sito e alle condizioni delle reti esistenti.
Quando possibile, l’acqua meteorica viene trattenuta e riutilizzata, ad esempio per l’irrigazione, anziché essere semplicemente allontanata.

Piazzale ex Alto Adriatico, Muggia — Il materiale proveniente dalla demolizione della cabina ENEL preesistente è stato frantumato e riutilizzato in cantiere come sottofondo del nuovo piazzale.

Scavi e demolizioni producono quantità rilevanti di materiali che non necessariamente devono essere allontanati dal cantiere. Prima di prevederne il conferimento in discarica, viene verificata la possibilità di recuperarli e riutilizzarli all’interno della stessa opera, compatibilmente con le loro caratteristiche e con le prestazioni richieste.
Terre provenienti dagli scavi, materiali derivanti dalle demolizioni e dagli strati delle pavimentazioni possono essere selezionati, lavorati e reimpiegati per rilevati, riempimenti, sottofondazioni o altre parti dell’opera. Il riutilizzo riduce la produzione di rifiuti, i trasporti e l’approvvigionamento di nuovi materiali e può contenere sensibilmente i costi dell’intervento, limitando gli elevati oneri di trasporto e conferimento in discarica.
La scelta dei materiali di nuova introduzione considera, oltre alle caratteristiche tecniche ed estetiche, provenienza, durabilità, necessità di manutenzione e comportamento nel tempo.

PAESAGGIO E IDENTITÀ DEI LUOGHI
Il progetto dello spazio aperto nasce dalla lettura del paesaggio e delle trasformazioni che lo hanno costruito nel tempo. Il territorio è una sovrapposizione di sistemi paesaggistici, ecologici, infrastrutturali, produttivi e d’uso, in cui morfologia, tracciati, vegetazione, acqua, edifici e manufatti contribuiscono a definire l’identità e la memoria collettiva dei luoghi.
Cartografie e fonti storiche aiutano a riconoscere permanenze e relazioni da valorizzare nel progetto: un edificio può determinare un asse o una visuale, un tracciato essere reinterpretato, un filare prolungato o un margine rafforzato.
Alberi e vegetazione sono materiali dell’architettura del paesaggio e partecipano alla costruzione dello spazio attraverso dimensione, forma e portamento. Filari, quinte e masse vegetali possono definire margini, assi e visuali e stabilire relazioni con il disegno di suolo e con gli altri elementi del progetto. Crescita, fenologia e alternanza tra specie sempreverdi e caducifoglie introducono inoltre la dimensione del tempo e il mutare delle stagioni.

Carpacco, Dignano — L’incrocio tra via Pasini e Borgo di Sotto viene reinterpretato come piazza. La pavimentazione in sasso spaccato, il filare di alberi e gli allineamenti del disegno di suolo orientano lo sguardo verso la chiesa di San Giorgio, ricostruendo la relazione tra lo spazio pubblico e la preesistenza.

MOBILITÀ E CONNESSIONI
La mobilità viene affrontata mettendo in relazione modi di spostamento, reti e luoghi. Percorsi pedonali e ciclabili, trasporto pubblico, viabilità e sosta vengono letti come parti di un sistema, considerando le connessioni esistenti e quelle mancanti, le principali direttrici di movimento e il rapporto con le funzioni e gli spazi attraversati.
Il progetto lavora sulla continuità e sulla gerarchia delle reti, sui punti di accesso e di interscambio e sulle relazioni tra percorsi diversi. L’obiettivo non è soltanto rendere possibile uno spostamento, ma integrare le infrastrutture della mobilità nel disegno di suolo, evitando per quanto possibile che percorsi, parcheggi e viabilità costituiscano elementi separati dal contesto in cui si inseriscono.
Particolare attenzione viene data alla mobilità pedonale e ciclabile e alla possibilità di combinare modalità di spostamento differenti. Parcheggi e aree di interscambio, fermate del trasporto pubblico, percorsi ciclopedonali e servizi per la mobilità condivisa concorrono così alla costruzione di una rete che consenta di raggiungere un luogo, cambiare mezzo e proseguire il percorso.

Carpacco, Dignano — L’incrocio tra via Pasini e Borgo di Sotto viene reinterpretato come piazza. La pavimentazione in sasso spaccato, il filare di alberi e gli allineamenti del disegno di suolo orientano lo sguardo verso la chiesa di San Giorgio, ricostruendo la relazione tra lo spazio pubblico e la preesistenza.

ACCESSIBILITÀ E DESIGN FOR ALL
L’accessibilità viene considerata fin dalle prime fasi del progetto e non si limita all’eliminazione delle barriere architettoniche. Significa creare le condizioni perché ogni persona possa muoversi, orientarsi e utilizzare gli spazi con la maggiore autonomia possibile.
Continuità e pendenze dei percorsi, raccordi, attraversamenti, pavimentazioni e spazi di sosta concorrono all’accessibilità fisica. L’organizzazione e la gerarchia degli spazi ne facilitano invece la comprensione: percorsi intuitivi, assi visivi che rendono riconoscibili le destinazioni, punti di riferimento e informazioni affidate a diversi canali percettivi contribuiscono all’orientamento e alla leggibilità dei luoghi.
Il Design for All estende il tema dell’accessibilità dalla possibilità di raggiungere uno spazio a quella di utilizzarlo e partecipare alle attività che vi si svolgono. Percorsi, accessi, attrezzature e servizi vengono quindi pensati, per quanto possibile, per un utilizzo condiviso, evitando soluzioni separate destinate esclusivamente alle persone con disabilità.

Parco sportivo, Monfalcone — Accessi e percorsi vengono riorganizzati in una rete continua che rende le diverse aree del parco raggiungibili e utilizzabili attraverso gli stessi spazi di relazione, evitando percorsi dedicati o separati.

PROCESSO, USO, GESTIONE
Il progetto nasce dalla conoscenza dei luoghi e dal confronto con chi li amministra, li gestisce e li utilizza. Il dialogo con la Pubblica Amministrazione accompagna il lavoro fin dalle prime fasi e permette di integrare le analisi progettuali con la conoscenza diretta di esigenze, criticità, modalità d’uso e condizioni di gestione. A seconda della natura dell’intervento, il confronto coinvolge anche enti, gestori, operatori, associazioni e comunità locali.
Nello spazio pubblico vengono considerati usi diversi e la loro variazione nel tempo, evitando quando possibile configurazioni eccessivamente specializzate. Attività quotidiane, periodiche o occasionali possono richiedere assetti differenti dello stesso luogo: dimensioni e organizzazione degli spazi, accessi, attrezzature e dotazioni impiantistiche vengono quindi definiti considerando la possibilità che più usi coesistano o si alternino.
Le scelte progettuali vengono valutate anche rispetto alle modalità di gestione e manutenzione dell’opera: sviluppo e cura della vegetazione, pulizia degli spazi, durata e sostituibilità dei materiali, ispezionabilità e manutenzione degli impianti. I costi di gestione e manutenzione vengono così considerati insieme a quelli di realizzazione.

Casa Rossa, Gorizia — Il piazzale nell’uso ordinario come parcheggio; sullo sfondo, i mezzi delle giostre in attesa dell’allestimento del luna park.